On ne jouait pas à la pétanque dans le ghetto de Varsovie
Éric Feldman / Olivier Veillon
Théâtre
+ 14 anni
E se Freud fosse stato lo psicologo di Hitler? Il male assoluto avrebbe potuto essere evitato? A partire da questa domanda tanto vertiginosa quanto assurda, Éric Feldman firma un monologo davvero singolare.
Sostenuto dalla Fondation pour la Mémoire de la Shoah e diretto da Olivier Veillon, sotto lo sguardo complice di Joël Pommerat, lo spettacolo prende la forma di uno stand-up d’arte e saggio, tra conferenza intima, confidenza familiare e autofiction. Éric Feldman vi esplora, con umorismo, emozione e gravità, le conseguenze della Shoah sui bambini nascosti sopravvissuti (i suoi genitori, i suoi zii, le sue zie) ma anche sulla generazione successiva, quella che eredita i silenzi, le paure e i traumi.
Il suo umorismo, devastante e profondamente umano, evoca lo spirito dei grandi «comedians» newyorkesi, ricordando a volte le nevrosi brillanti ed esistenziali di un Woody Allen. Vi si incontrano Hitler e Freud, il male assoluto e la psicoanalisi, lo yiddish, Isaac Bashevis Singer, zio Lucien, zia Sarah, Milosh il gatto, lo yoga, l’amore, le ossessioni e questa strana energia che permette, nonostante tutto, di continuare a vivere.
La risata non cancella mai la violenza della Storia. Permette al contrario di avvicinarla diversamente, di rendere condivisibile ciò che sembrava indicibile. Attraverso la sua storia familiare, Éric Feldman parla anche di tutti i traumi causati dai crimini di massa, di ciò che lasciano nei corpi, nelle generazioni e nelle società. Interroga l’alterità, la relazione con l’altro, l’estraneo in sé, e questo passaggio fragile dall’ombra, dall’isolamento e dalla reclusione fino alla riva dei vivi.
Divertente, sconvolgente e profondamente originale, On ne jouait pas à la pétanque dans le ghetto de Varsovie trasforma una memoria intima in esperienza collettiva. Uno spettacolo per pensare, ridere, essere scossi e celebrare, nonostante tutto, la gioia di essere in vita.
Nell’ambito del Festival Frontières.
Nomination ai Molières 2026 – Monologo