Liberamente ispirata al pezzo di Henrik Ibsen del 1882, l'adattamento di Carole Lorang e Stéphane Olivier fa del personaggio principale una donna. Dal pezzo originale, tengono la traiettoria combattiva della Docteure Stockmann – che lotta per gli interessi dei cittadini della città che fanno fronte a difficoltà economiche e uno scandalo dell'acqua. Donna impegnata, pensa di operare per il bene comune e si confronta a suo fratello, politico, di cui gli interessi personali ed economici prevalgono. Resistendo coraggiosamente a ogni tentativo di manipolazione, è presto dichiarata Ennemie du peuple. Delusa dai suoi concittadini, la sua amarezza non fa che crescere.
La messa in scena di Carole Lorang spazzola, con molta sottigliezza, un personaggio di cui l'etica scientifica e la morale implacabile non potranno tuttavia impedire le sue derive autoritarie. La Docteure Stockmann è irreprensibile, ma la sua umanità si asciuga a vista d'occhio, il suo ego ferito si gonfia, si isola e non è più portata che da un bisogno insopprimibile di vendetta e di distruzione. È una scelta cornelliana che ci propone questa nuova lettura del capolavoro di Ibsen: bisogna privilegiare un radicalismo che può portare alla nostra perdita o preferire il compromesso democratico?
In questo dilemma, ognuno tenta di imporre la sua verità, fino al punto di rottura. Carole Lorang si allontana dal dramma borghese per mettere in risalto una domanda politica bruciante: quella della difficoltà di portare alto i propri ideali umanisti, senza perdere la tenerezza verso il prossimo, per quanto lontano da noi sia.
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