Linea lontana, sempre in movimento, che indietreggia man mano che si avanza. È una promessa più che un punto di arrivo. Un invito a guardare più lontano, diversamente.
Per questa nuova edizione del Festival Musiq3 Bruxelles, abbiamo scelto il plurale. La musica non apre mai una sola strada, ma una molteplicità di paesaggi, a volte inaspettati, dove si incrociano le epoche, le culture, gli immaginari. Ogni concerto diventa una traversata, ogni ascolto un invito al viaggio.
Dall'improvvisazione jazz alle grandi opere di Mozart, dagli echi d'Oriente portati dalle tradizioni sufi ai ritmi del Brasile, da Vivaldi alle pulsazioni iraniane, la musica circola e si reinventa senza sosta. Debussy dialoga con il nostro presente, Bach incontra Sofie Rohnstock, e gli artisti di oggi disegnano i contorni del mondo musicale di domani. Il festival diventa allora uno spazio dove il tempo non è più lineare, ma vivo, vibrante, aperto.
All'ora in cui i ripiegamenti e le fratture attraversano le nostre società, affermare la circolazione delle opere, degli artisti e delle idee non ha nulla di anodino. Programmare, è scegliere. E scegliere, oggi, è anche rifiutare i confini stretti, i racconti unici, le identità fissate. Questa edizione è portata da una convinzione: l'arte può ancora ri-incantare il mondo, rendendolo di nuovo sensibile. Rivelando ciò che lega piuttosto che ciò che separa. Ricordandoci che altre strade sono possibili.
Dall'energia solare del concerto di apertura che celebra Judy Garland ai dialoghi intimi tra strumenti venuti da altrove, dai racconti impegnati per le nostre giovani orecchie alle grandi fresche orchestrali del concerto di chiusura, Flagey e il Théâtre Marni diventano uno spazio comune dove si ascolta, dove si scopre, dove ci si stupisce insieme.
Gli orizzonti non sono mai dati. Si costruiscono, si sognano, si condividono.
Buon festival!