Da oltre dieci anni, il Sahel — vasta regione semi-arida che si estende dal Senegal al Sudan — è quasi esclusivamente associato all'immagine di una crisi permanente. Più di 5 milioni di persone vi sono sfollate, quasi 31 milioni hanno bisogno di aiuti umanitari e la regione si sta riscaldando a un ritmo una volta e mezza superiore alla media mondiale. Eppure, il Sahel non si riduce alle sue crisi: ospita un mosaico eccezionale di popoli, lingue e storie, e società che, da secoli, si adattano a un ambiente esigente e a profonde trasformazioni.
Dal 26 marzo al 28 giugno 2026, Géopolis – Centre du photojournalisme dedica un nuovo ciclo di mostre a questa regione troppo spesso ridotta a pochi cliché. Il visitatore vi scopre gli sguardi incrociati di diversi fotografi di riferimento: Adrienne Surprenant documenta gli sconvolgimenti attorno al lago Ciad, che ha perso quasi il 90% del suo volume dagli anni '60; Pascal Maitre, che percorre l'Africa da oltre trent'anni, offre una lettura a lungo termine delle crisi intrecciate del Sahel; Giovanni Frescura, Roberto Marcon e Luigi Carrieri mettono in luce la transumanza, stile di vita ancestrale ancora largamente sconosciuto; infine, una sezione realizzata in collaborazione con l'AFP si immerge nell'attualità di quattro paesi — Mauritania, Mali, Niger e Sudan — dove la presenza dei giornalisti si fa rara.
Una mostra proposta in collaborazione con la GIZ (cooperazione internazionale tedesca) e l'AFP.