Con il colpo di maglio del loro debutto Hard Drive Error (2024), i Green Crow Collective si sono fissati con l'Eurodada assurdo al firmamento della scena alternativa belga. Il disco è stato accolto calorosamente dalla stampa e dalla radio e ha catapultato la band verso grandi palchi in patria e all'estero. Non si è parlato di un temuto "secondo album difficile". Mentre il quartetto Roeland Vandemoortele (chitarra, banjo, voce), Andries Boone (violino, mandola, sintetizzatori, voce), Mathias Moors (basso, voce) e Bert Huysentruyt (batteria, voce) era in tour non-stop con Hard Drive Error, le nuove canzoni si sono scritte quasi da sole. Il risultato è LOBOTOMIE: più tagliente, più grasso e più assurdo che mai. La follia del giorno risuona forte e senza mezzi termini. La finzione impallidisce di fronte al duro e reale clusterfuck in cui il mondo sembra affogare. Quel caos viene cantato in inglese, fiammingo occidentale, tedesco, francese e Djiberish. Con titoli come Das Leben = Cactus, Reset the Seks, Educate the Billionaires e il primo singolo appena rilasciato Huern Zèhn (‘Horen Zeggen’ ft. Sarah Vandeursen van Kengi Minogue) una cosa è chiara: i Green Crow Collective sono pronti. La miscela contagiosa ed esplosiva evoca echi di Mano Negra, T.C. Matic, King Gizzard & the Lizard Wizard, Fontaines D.C. e 16 Horsepower, senza mai cadere nel pastiche. LOBOTOMIE è stato registrato a Gand presso Robot Studios, sotto l'occhio vigile di Pieterjan Coppejans. Ogni spettacolo dal vivo è un'esplosione orgiastica che sfocia in un vortice apocalittico, guidato da uno sciamano ipnotico. Non opporre resistenza, lasciati semplicemente trasportare.