What Remains … : Ballet, Bonardet, Bouchard, Brueder, Delprat, Dumortier, Guzman, Hocks, Mercier, Van de Velde, …
gio 3 dic 2026 · 12:00
Michèle Schoonjans Gallery, Brussels
Gratis
Come dare forma a ciò che sfugge alla percezione immediata? La luce, inafferrabile e mutevole, costituisce uno dei grandi motivi della storia dell'arte. Gli artisti non hanno smesso di studiarne le variazioni, di tradurne gli effetti e di metterne alla prova i limiti. Chez Michiko Van de Velde, essa diventa oggetto di un'attenta osservazione, colta nelle sue apparizioni fugaci. Nicolas Delprat ne esplora le possibilità attraverso sovrapposizioni e cancellazioni, facendo emergere passaggi in cui la luce sembra affiorare senza mai consegnarsi interamente. Nelle opere di Natacha Mercier, l'oscurità sposta a sua volta le condizioni dello sguardo, ai confini del visibile.
Ma questo tentativo di afferrare l'inafferrabile va oltre il fenomeno luminoso. Impegna una riflessione più ampia sui mezzi attraverso i quali un'esperienza, una sensazione o un'osservazione del mondo possono diventare una forma. Dopo sei anni di incontri, mostre, progetti e fiere, la Michèle Schoonjans Gallery riunisce per la prima volta l'insieme degli artisti con cui lavora. What Remains… propone di scoprire come questi percorsi singolari si rispondono, attraverso medium, tecniche e scale variati.
Chez Luis Guzman, gli spazi sembrano sottratti al ritmo del quotidiano, come sospesi in un tempo che è loro proprio. I disegni meticolosi di Sam Ballet aprono anch'essi su universi al confine tra sogno e realtà. Chez Laurent Dumortier, il racconto, la memoria e l'estraneità vengono a turbare i punti di riferimento, lasciando affiorare una dimensione più incerta del reale. Queste pratiche non cercano tanto di rappresentare un mondo quanto di spostarne i contorni, facendo sorgere ciò che solitamente rimane ai margini della nostra percezione. Quanto a Xavier Duffaut, egli svia i codici della cultura popolare e delle tecnologie contemporanee per creare situazioni in cui finzione, ironia e critica sociale si incontrano.
Il paesaggio e l'architettura offrono altri modi di interrogare il nostro rapporto con il reale. Jean-Baptiste Brueder si interessa alle mutazioni dell'ambiente urbano, di cui svia i materiali e i gesti per proporne nuove letture. A partire da rilievi LiDAR e dati scientifici, Jérôme Bouchard fa emergere territori resi visibili da specifici strumenti di osservazione. Manon Sarah Thirriot affronta invece lo spazio attraverso la memoria e l'esperienza sensibile. Bea Sarrias esplora l'architettura attraverso la pittura, rappresentando interni modernisti in cui la luce, gli oggetti e le prospettive suggeriscono la presenza umana senza mai mostrarla. Lo spazio diventa così un luogo interpretato, attraversato da trasformazioni e da modi singolari di abitarlo.
La fotografia intrattiene con questa trasformazione un rapporto particolare. Gli interventi effimeri di Scarlett Hooft Graafland in ambienti lontani compongono situazioni in cui poesia, umorismo ed estraneità spostano la nostra percezione del reale. Denis Brihat rivela le forme e le variazioni del vivente attraverso un'osservazione paziente e meticolosi procedimenti fotografici. Danielle Kwaaitaal trasforma la rappresentazione del reale attraverso il lavoro sull'immagine, mentre Teun Hocks mescola fotografia, pittura e messa in scena per creare situazioni in cui realtà e finzione diventano difficili da dissociare. Da un artista all'altro, l'immagine testimonia così tanto ciò che appare quanto le trasformazioni che rendono possibile tale apparizione.
Questa ricerca si prolunga nella materialità delle opere. I dipinti di Toru Hamada testimoniano una particolare attenzione alla relazione tra materia e forma. Tra disegno e scultura, Mathieu Bonardet esplora le relazioni tra la linea, la superficie e il volume, in un dialogo tra la grafite e l'acciaio. Mathieu Meijers sviluppa una pratica del disegno, su carta e su scala murale, al confine tra astrazione e figurazione, dove disegno e pittura si incontrano. Tom Henderson compone opere epurate in cui gli oggetti, i materiali e le variazioni di luce impegnano una relazione attiva con lo spazio e lo spettatore. La pratica di Elium mobilita la finzione per interrogare le realtà quotidiane e le tensioni contemporanee.
L'attenzione rivolta al gesto, ai procedimenti e alle proprietà dei materiali attraversa l'insieme della mostra. Che si tratti di disegno, pittura, fotografia, scultura o installazione, ogni pratica si fonda su una conoscenza approfondita del proprio medium e su una ricerca che si costruisce nel tempo. La padronanza tecnica, a volte vicina a una sensibilità artigianale, non costituisce un fine in sé: permette a un'intuizione di prendere forma, a un'esperienza di diventare immagine e a un'idea di trovare la sua materialità. La diversità dei formati, dalle opere più intime alle proposte più ampie, rivela inoltre la varietà delle relazioni che gli artisti stabiliscono con lo spazio e lo sguardo.
È in questa pluralità che si delinea l'identità della Michèle Schoonjans Gallery. Gli artisti che essa accompagna non condividono né un medium unico né un'estetica omogenea. I loro percorsi si distinguono per la singolarità delle loro ricerche, l'esigenza della loro messa in opera e l'attenzione rivolta alla relazione tra idea, gesto e materia. Riunendo queste pratiche, la galleria afferma uno sguardo fondato sulla diversità dei linguaggi artistici e sulla possibilità di farli dialogare senza cancellare le loro specificità.
Il titolo What Remains … rinvia a ciò che sussiste al termine di questi processi: non necessariamente una forma immutabile, ma una traccia, una sensazione o un'immagine la cui portata si prolunga oltre la sua apparizione. Gli artisti presenteranno una selezione di opere provenienti dal loro percorso artistico, recenti o più antiche. La mostra dà così a vedere ricerche in movimento, continuità e spostamenti, testimoniando al contempo sei anni di collaborazione e fiducia.
What Remains… costituisce così una tappa in una storia che continua a scriversi. Un invito a scoprire la diversità delle pratiche riunite dalla galleria e a osservare ciò che, da un'opera all'altra, persiste, si trasforma e apre nuove possibilità di sguardo.
Noémie Nomberg