Una madre è morta, ma nei pensieri di suo figlio rimane presente. Come voce che si pone domande, che ride e rimprovera, che cerca un modo per capirlo. Da un pezzo di battigia che funge da aldilà lei (Marijke Pinoy) parla di suo figlio. Un ragazzo che fin da piccolo cerca il mare e come cercatore di tesori rimane affascinato da tutto ciò che inghiotte e vomita. Il mare è più di una scenografia: diventa co-attore. Rivela il suo scrigno pieno di artefatti portati a riva ed esseri viventi e porge così al personaggio ciò di cui ha bisogno per parlare di temi personali e sociali. ‘Tjipetir’ è un monologo poetico sul difficile legame tra una madre e suo figlio. Su quanto possa essere complicato capirsi e su come l'amore continui a risuonare dopo la morte. Su andare alla deriva e arrivare a riva, mancare e ritrovare e su abbandonare ed essere abbandonati. Di e con: Marijke Pinoy (recitazione), Tom Goossens (scenografia), Marijke Libert e Stephan Vanfleteren (concetto), Aäron Fabrice de Kisangani (ispiratore), Marijke Libert e Fred Libert (testo), Stephan Vanfleteren (scenografia), Laurens Aneca (coach di improvvisazione) e Daan Borloo (drammaturgia). In coproduzione con Perpodium. Con il supporto della Vlaamse Overheid, Stad Gent e la misura De Belgische Tax Shelter tramite Cronos Invest. NUOVO TITOLO: MARE MADRE Dopo la stampa dell'opuscolo stagionale il titolo e il testo promozionale sono stati adattati. Nel contenuto l'impostazione originale dello spettacolo rimane la stessa. Un ragazzo cammina lungo la battigia e raccoglie artefatti dal Mare del Nord. Fin dalla sua infanzia è un cercatore di tesori sulla spiaggia, affascinato da tutto ciò che il mare vomita e inghiotte. Il mare gli rivela uno scrigno pieno di reliquie; un salvagente bucato, semi di altri continenti, un capodoglio che deve essere tenuto in vita. Il mondo intero con la sua bellezza e distruzione, la sua turbolenta migrazione e il clima, si disegna in un'unica linea costiera per lui. Una madre cammina lungo la battigia e raccoglie ricordi di suo figlio. Fin dalla sua infanzia è chiaro che pensa diversamente e vive diversamente. Riuscirà a lasciarlo andare nel vasto mondo? Riuscirà lui a lasciarla andare? ‘Mare Madre’ è un monologo poetico sull'intenso legame tra una madre e un figlio, sul mancare e ritrovare, sull'andare alla deriva e arrivare a riva. Tom Goossens dirige, Marijke Libert e Fred Libert scrivono, Stephan Vanfleteren progetta la scenografia. Insieme a Marijke Pinoy portano uno spettacolo che vuole essere sobrio quanto ricco di immagini, in cui parla il potere dei più piccoli oggetti preziosi. Mare Madre è sia guardarsi l'ombelico che fissare l'orizzonte.