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L'orizzonte è un'astrazione
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L'orizzonte è un'astrazione

ven 6 nov 2026 · 14:30
Espace Maurice Amaraggi, Brussels
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Nella pittura di Annabelle Drory vi sono luoghi ed elementi che crediamo di riconoscere senza riuscire mai a collocarli del tutto. Una linea d'orizzonte, qualche rilievo, costruzioni ridotte alle loro forme essenziali. Nei suoi dipinti marini, il mondo visibile è sottoposto a un lento lavoro di cancellazione. I dettagli svaniscono, i volumi si semplificano, le architetture diventano blocchi di colore. Tra figurazione e astrazione, Annabelle Drory non guida più lo sguardo verso un punto preciso; permane nell'estensione e suggerisce. I suoi dipinti si organizzano spesso attorno a un'orizzontalità dominante. Il cielo vi occupa uno spazio considerevole, mentre la terra, l'acqua o le costruzioni si stringono nella parte inferiore della tela. Queste proporzioni conferiscono al vuoto una presenza quasi fisica. Il paesaggio non è più la scenografia di un'azione: diventa l'evento stesso. La tavolozza, fatta di grigi azzurrati, verde acqua, bianchi gessosi e blu profondi, restituisce l'atmosfera particolare del Nord. La luce non fissa alcuna ora precisa. Il paesaggio appare colto in una durata indefinita, tra apparizione e cancellazione. Qualche accento di ocra, rosso o nero interrompe la continuità cromatica e introduce una tensione nell'orizzontalità. Queste forme isolate donano al paesaggio una presenza enigmatica, a volte quasi narrativa. Un semplice brivido di costa può scivolare quasi impercettibilmente nell'astrazione. Questi dipinti marini di Annabelle Drory mi fanno pensare a Marguerite Duras. Essa condivide con la sua scrittura un analogo uso del silenzio, dell'attesa e dell'assenza. Anche qui il paesaggio sembra attendere. Qualcosa si è ritirato, ma rimane percepibile. E questo silenzio è a volte eloquente. Il soggetto profondo di questa pittura marina non è forse tanto il paesaggio quanto la soglia: il limite tra cielo e terra, presenza e scomparsa, il detto e il non detto, figurazione e astrazione. Nel complesso, Annabelle Drory dipinge meno la realtà esatta di un luogo che la memoria che possiamo conservarne o il senso che siamo liberi di attribuirvi. Ne traspare un'atmosfera meditativa, leggermente malinconica, in cui il vuoto gioca un ruolo tanto importante quanto gli elementi rappresentati. Nelle sue opere astratte, Annabelle Drory non cerca più tanto di rappresentare un luogo quanto di far emergere uno spazio. La pittura si affranca progressivamente dal paesaggio osservabile per costruire il proprio territorio, composto da masse colorate, linee, frammenti e tracce. Se l'orizzonte rimane a volte percepibile, non è più la descrizione di un'estensione precisa: diventa un principio di organizzazione, un pretesto per comunicare il proprio vissuto. Annabelle Drory lavora in un equilibrio costante tra costruzione e intuizione. La spatola deposita il colore, ma può anche rimuoverlo, spostarlo o farlo erodere. Il quadro si costruisce attraverso una successione di decisioni, osservazioni e risposte fornite a ciò che accade sulla tela. I ripensamenti, le trasparenze e gli incidenti non vengono nascosti: partecipano pienamente all'immagine e le conferiscono la sua profondità. Il vuoto gioca qui pure un ruolo essenziale: non è uno sfondo passivo, ma uno spazio attivo che permette alle forme di respirare e ne determina l'intensità. Questo modo di procedere produce un'astrazione che non rompe mai completamente con il mondo sensibile. Il paesaggio non è dunque assente: è stato interiorizzato. Subsiste allo stato di sensazione, di ritmo e di memoria, suggerisce un messaggio senza formularlo. Viene offerto all'interpretazione e all'immaginazione dello spettatore. A volte la composizione si frammenta ulteriormente. Linee interrotte e superfici parzialmente coperte instaurano una percezione discontinua. L'occhio circola senza poter ricostruire un'immagine unica. La linea stessa sembra esitare tra contorno, scrittura e traiettoria. Come in Paul Klee, essa può essere concepita come un movimento prima di essere una delimitazione: attraversa lo spazio, apre un passaggio e continua a suggerire. Il lavoro di Annabelle Drory si situa così in uno spazio intermedio: tra il visibile e l'invisibile, la premeditazione e l'incidente, la stabilità e la sparizione, il detto e il non detto. I suoi quadri non restituiscono un'immagine fissa. Mostrano un processo nel corso del quale le forme emergono, si trasformano e rimangono sempre suscettibili di dissolversi. La loro forza risiede in questa disponibilità. Nulla vi è imposto, ma nulla è lasciato al caso. La pittura propone soglie e direzioni che ciascuno può percorrere liberamente. Non rappresenta più il mondo: ne trattiene alcune esperienze fondamentali — la luce, la distanza, lo scorrere del tempo, le contingenze dell'esistenza, la persistenza fragile delle cose — per ricomporle in un linguaggio divenuto pienamente pittorico.
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Espace Maurice Amaraggi
Espace Maurice Amaraggi, 1050 Brussels
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