Concepita come una traversata, prende in prestito dalla lila gnawa la sua struttura cromatica. Più che un rituale, la lila, letteralmente la notte in arabo, è un'esperienza del passaggio. Una notte di musica, invocazioni e colori, guidata dal maâlem e dalla mqaddema, durante la quale si attualizza una cosmologia fondata sulla relazione tra i mondi visibili e invisibili.\n\nNella tradizione gnawa, ogni colore possiede la propria energia, la propria frequenza, la propria presenza e il proprio universo simbolico. Associati ai mlūk (spiriti), ai ritmi, ai gesti rituali e agli stati di trance, i colori compongono una vera cartografia sensibile del mondo. Il nero, il bianco, il blu, il rosso, l'arancione, il viola, il verde o anche il multicolore diventano così porte d'ingresso verso diverse dimensioni spirituali, emotive e corporee.\n\nIl percorso dell'esposizione si ispira a questa architettura sensibile: le fotografie si dispiegano di colore in colore, non solo per documentare il rituale ma per restituirne la logica interiore.\n\nNata dalle circolazioni tra l'Africa subsahariana e il Maghreb, la cultura gnawa è il frutto di un dialogo tra eredità africane, islamiche e amazigh. La sua cosmovisione concepisce il mondo come una rete di corrispondenze dove musiche, corpi, profumi, oggetti rituali e colori partecipano al fondamento di una stessa grammatica simbolica. Le fotografie qui riunite esplorano questa profondità rituale senza cercare di esaurirne il senso; privilegiano le risonanze alle certezze, le presenze alle dimostrazioni, lasciando apparire ciò che, nei gesti e nei corpi, porta l'ossatura di una tradizione secolare ancora ben viva.\n\nIl tocco in più del vernissage: una parata di Black Koyo!\n\nDurante il vernissage dell'esposizione, Black Koyo occupa gli spazi con una parata musicale. Questa deambulazione festosa, portata dalle sonorità del guembri, dei qraqeb e dei canti gnawa, offrirà un assaggio del concerto della serata!