Con Avec Atelier aperto, il Musée Juif de Belgique trasforma il quartiere circostante in uno spazio espositivo. Mentre il suo edificio è chiuso per lavori, una decina di dipinti di Arié Mandelbaum trovano posto in luoghi situati nelle immediate vicinanze del museo. Presentati in contesti vari, incontrano altri pubblici. Questi spostamenti fanno sorgere echi, tensioni e riavvicinamenti che sfuggono alla cornice tradizionale della mostra, suscitando incontri inattesi tra l'arte e la vita quotidiana.
Nato nel 1939, Arié Mandelbaum cresce in una famiglia ebraica originaria della Polonia, insediatasi vicino alla stazione del Midi. Costruisce l'essenziale della sua opera a Bruxelles, dove stabilisce e poi sposta i suoi atelier nel corso dei decenni. Dalla fine degli anni '50, la sua pittura tesse legami tra storia collettiva, impegno politico ed esperienza intima. Nel corso del tempo, il suo linguaggio si è ristretto. La traccia, la cancellazione e la memoria vi occupano un posto centrale. Figure fragili, racconti lasciati ai margini e violenze della Storia affiorano in composizioni in cui il bianco agisce come una forza attiva.
Il percorso si sviluppa tra la CINEMATEK, il Cinéma Galeries, la Maison des Arts et de la Culture Sociale (MACS – Grands Carmes), il Centro culturale Bruegel, il CPAS di Bruxelles, la Maison CFC, il Théâtre des Tanneurs nonché il Musée Juif de Belgique. Visite guidate, incontri pubblici, proiezioni e conversazioni con l'artista accompagneranno questa presenza delle opere nella città, prolungando le risonanze che esse fanno nascere da un luogo all'altro.
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