With Clap, Levalet non rende omaggio al cinema in modo letterale. Invece, se ne appropria, lo devia e lo frammenta. Per la prima volta, sviluppa un corpo di lavoro basato su assemblaggi di locandine di film d'epoca, che taglia, riorganizza e ricompone. Da questi frammenti emergono nuove immagini ibride dove i riferimenti si incrociano e si fanno eco a vicenda.
Al centro di queste composizioni, il suo personaggio ricorrente di autoritratto, si inserisce in questi mondi ricostruiti. A volte attore, a volte spettatore, esiste in uno spazio intermedio, oscillando tra finzione e realtà, come se fosse assorbito dall'immagine stessa.
La mostra si dispiega anche attraverso opere che incorporano bobine di film e l'iconico ciak cinematografico, manipolato, deviato e messo in scena dall'artista. Questi elementi, emblematici del linguaggio cinematografico, diventano dispositivi narrativi a pieno titolo, estendendo l'interazione tra immagini fisse e in movimento, tra fabbricazione e illusione.
Fedele alla sua pratica, Levalet gioca con lo spazio, la scala e le situazioni. Introduce una distanza sottile, a volte assurda, in questi riferimenti popolari, rivelando silenziosamente i nostri stessi meccanismi di proiezione e identificazione.
With Clap, l'artista offre soprattutto una visione giocosa e profondamente personale del cinema. Riappropriandosi dei suoi codici e mitologie, crea un universo singolare dove la sua stessa immaginazione si intreccia con quella dello spettatore. Parlando del suo cinema, Levalet parla in definitiva del nostro — delle immagini condivise che plasmano le nostre narrazioni, le nostre proiezioni e, in definitiva, il nostro rapporto con il mondo e con la società.