Su un altopiano calcareo nel Zuidoost Anatolië. In una mattina qualunque a metà anni ottanta, vicino a Urfa (Turchia), un vecchio contadino ara il suo campo e si imbatte in una pietra insolita. Convinto che il suo ritrovamento sia prezioso, carica la pietra sul suo carro e guida verso il museo locale. Il direttore lo liquida. La pietra è calcare, semplice calcare. Deluso, il contadino lascia il suo ritrovamento nel giardino del museo.
E poi la montagna si apre: sotto il grano frusciante il lenzuolo diventa una mappa, le vene si ramificano in strade, le costole si alzano in muri, il cuore pulsante di una piazza cittadina. Tra intuizione mitica e azione precisa si dispiega un dolce sogno febbrile. De Navelberg è una danza tra uomo, natura e archeologia. Non una ricostruzione ma un invito a scoprire insieme i tesori nella montagna. Una questione irrisolta sullo status del monumento e su coloro che lo hanno creato ma non lo hanno mai visto finito. Un'ode alla meravigliosa, seppur distruttiva, capacità dell'uomo.
De Navelberg è un'esperienza visiva e fisica in cui la scenografa è un attore attivo: gli edifici scorrono, i piani si inclinano, l'ombra diventa disegno. Una discesa estraniante e incantevole nella montagna e attraverso i pori del tempo.
di e con: Ali Can Ünal
regia finale: Haider Al Timimi
recitazione: Joeri Happel, Ali Can Ünal, Inci Gül Civelekoglu
scenografia: Ali Can Ünal
produzione: Antigone
con il sostegno di: Fiandre, il Tax Shelter del governo federale belga, il Stad Kortrijk
immagine della campagna: Ali Can Ünal