Cinque anni fa, Léa contrae il COVID. Se il tempo passa, la malattia, lei, si insedia: l'artista riceve una diagnosi di COVID lungo. Nel frattempo, le nostre risorse naturali e idriche diminuiscono e le nostre foreste bruciano. Il testo di Camille Louis esplora l'infiammazione come un epifenomeno. Dalla memoria traumatica alla foresta di Soignes prosciugata dallo stress idrico, fino alle condizioni dell'incendio sociale nella periferia di Lione, siamo immersi in un intreccio di immagini, suoni e racconti che rivelano ciò che consuma i corpi propri, sociali e terrestri. La latenza della nebbia risuona con la nebbia cerebrale, le memorie politiche soffocate e i momenti che circondano l'incendio. La messa in scena di Léa Drouet si materializza nella scenografia organica del collettivo touche—touche e nei paesaggi sonori di Laurent S. Gérard (Èlg). Tre interpreti portano la parola di un "io" moltiplicato, per esplorare la dimensione collettiva dei mali e dei tentativi di guarigione. La nuova creazione di Léa Drouet, Rodéo, propone di uscire dal realismo e dal racconto individuale pur assumendo i nostri affetti. Il COVID lungo vi è un male lancinante che traduce una certa porosità al mondo, di cui il corpo colpito si fa specchio.