Come descrivere i nostri corpi se non abbiamo un linguaggio? In arabo, ḥoub significa «amore» sotto tutte le sue forme. La radice ح ب ب («ḥbb») fa riferimento al seme, al nucleo, a ciò che porta la vita in sé. Qui, Ḥoub simboleggia un dialogo sororale tra la poesia di Zaïneb Ḥamdi e la pratica del turntablism di Soumaya Phéline Abouda. Attingendo alla sua raccolta di poesia Où mon amour sera ḥoub*, Zaïneb Hamdi esprime domande pressanti che riguardano le due artiste: la riappropriazione dei corpi non bianchi, delle loro lingue e della loro storia, il ritiro dai «sistemi dei Padri» e il rifiuto di ogni essenzializzazione come strumento di potere. Ḥoub dispiega queste parole poetiche in scene, tra confessioni e incantazioni. In eco, la musica orchestrata dal vivo dietro i piatti diventa un racconto a parte intera, che decostruisce e compone voci, texture e sample per accompagnare il soffio della poesia. Insieme, Zaïneb e Soumaya fanno fluttuare un linguaggio vivo tra oralità e suoni. Chiamano alla pluralità discorsiva invitando a ogni rappresentazione una voce del mondo della poesia sul palco al fine di far risuonare, il tempo di un testo, una storia unica al cuore dello spettacolo. In un decoro circolare dalle sembianze di fantascienza, Ḥoub immerge il pubblico in una impollinazione incrociata artistica e sensoriale dove la poesia, la musica e il silenzio aprono la via all’ascolto così come alla vibrazione collettiva. • Zaïneb Hamdi è una poetessa, scrittrice e performer belga. La sua prima raccolta di poesia, Fils d’Arabe, è stata pubblicata nel 2017. Nel 2024, ha pubblicato Où mon amour sera ḥoub, premiato dal premio letterario Les Grenades – Prix de la marraine 2025, che distingue un’opera poetica femminista. I suoi testi esplorano la differenza, il posto delle donne, i rapporti alla mascolinità, al corpo e al linguaggio, pur sfumando i confini tra l’intimo e il collettivo. Oltre alla scrittura, è anche attiva nello spazio digitale dei social network, dove crea brevi forme di poesia visiva e sonora combinando immagine, testo e video. Sul palco, sviluppa una forma di poesia performativa che combina spoken word, recitazione e performance in solo. I suoi spettacoli sono stati presentati in diverse istituzioni culturali, in particolare La Bellone, la Maison Poème, il Beursschouwburg e il Palais de Tokyo. • Soumaya Phéline Abouda, originaria di Bruxelles, è artista sonora, DJ, compositrice e performer, attiva dal 2006 sulle scene belghe e internazionali. Come residente alla Kiosk Radio, cofondatrice delle serate High Needs Low e coorganizzatrice del Club Détour, si situa all’incrocio della creazione sonora e delle culture elettroniche alternative. Il suo lavoro esplora l’evoluzione del mestiere di DJ e il modo in cui gli strumenti (CDJ, piatti e tavolo di missaggio) possono diventare veri strumenti narrativi ed espressivi. Qualifica questo approccio di «CDJism», nel prolungamento del turntablism, di cui perpetua i gesti, la fisicità e l’immaginario. Attraverso questa ricerca, trasforma la performance DJ in uno spazio di ascolto attivo, d’improvvisazione e di composizione in tempo reale, dove ogni movimento diventa un atto di scrittura. Il suo universo sonoro si caratterizza per un’esplorazione tecnica e organica dei suoni, dove combina bassi profondi, breakbeat complessi e strutture poliritmiche, creando così esperienze uniche ed effimere. Come membro del collettivo femminista «Psst Mlle», si impegna per più diversità e inclusività nella musica elettronica.