TRICOTS\nTeatro d'oggetti\n+ 8 anni\nUna storia di ricordi che prudono\nCie des gens comme tout le monde / di Marjorie Blériot\nAlla maniera di un racconto moderno, divertente e crudele, questo spettacolo srotola il filo di un percorso iniziatico: quello di una donna arrivata all'alba della vecchiaia, che tenta di riannodare i fili con la sua storia familiare imparando a lavorare a maglia.\nMais Iris non sa lavorare a maglia.\nE appena tira il filo, tutto ritorna: l'infanzia in mezzo alle pecore, i ricordi che prudono, le eredità di cui ci si è voluti sbarazzare, le illusioni perdute, le immagini di sé che si sono costruite per piacere o per sopravvivere. C'è la famiglia, la trasmissione, ciò che si rifiuta per diventare adulti e quel momento strano della vita in cui ci si chiede se, alla fine, tutto non fosse da buttare.\nC'è anche l'amore. L'amore come promessa, come miraggio, come incidente. Gérard prima, poi la partenza per la città, dove Iris incontra Raùl, principe azzurro di periferia 100% sintetico. Credendo di trovarsi, si perde nello sguardo degli altri, nelle ingiunzioni a corrispondere, a sedurre, a diventare un'immagine accettabile di sé stessa.\nSul palco, tutto parte da un oggetto: un tavolo, una scatola da cucito, un mobile da cucito che si apre, si dispiega, si trasforma. Botole, cassetti, aste telescopiche, ganci: a ogni apertura, appare un nuovo frammento del racconto. L'oggetto cresce con la storia, invade poco a poco lo spazio di gioco, crea sorprese, sfasamenti, immagini inaspettate.\nLa regia gioca con la lana come con un filo di memoria. Senza mai cercare l'illustrazione, avanza per strizzatine d'occhio, deviazioni, apparizioni. Il teatro d'oggetti permette di spostare il discorso, di alleggerire la crudeltà del racconto, di far nascere l'umorismo là dove i ricordi pungono un po' troppo forte.\nPerché dietro il lavoro a maglia si nasconde una domanda più vasta: cosa si riceve da coloro che ci precedono? Cosa si sceglie di tenere, di trasformare, di disfare? Crescere significa perdere le proprie illusioni o imparare a guardarle diversamente? Invecchiare significa rinunciare o riannodare i fili con ciò che si credeva perduto?\nTra tenerezza, ironia e poesia, lo spettacolo racconta la costruzione di una donna, le sue fughe, le sue metamorfosi, le sue goffaggini e i suoi desideri. Una storia di fili aggrovigliati, di maglie sbagliate, di eredità ingombranti e di quella possibilità, sempre fragile, di riprendere il lavoro là dove lo si era lasciato.\n\nCrédits
Texte Marjorie Blériot
Collaboration artistica / Regia Olivier Rannou
Regards complici regia Marie Bout / Myriam Gautier
Construction Germain Rolandeau\nRégie Yüna Villanné
Costume Sylvie Berthou
Production / Diffusion Jessica Bodard
Photos Greg Bouchet
Administration Nanou Journé
Trésorière Caroline Ronzier-Joly
Président Stéphane Grammont
Coproduction Espace Le Goffic Pacé / Théâtre du Cercle – Rennes / Théâtre de cuisine – Marsiglia /\nSostegni / Accoglienze in residenza La Quincaille – Poullaouen/ Jungle – Le Rheu / Les Ateliers du Vent – Rennes / La Girafe – Montfort-sur-Meu / L’Agora – Le Rheu / Le Sabot d’Or – St Gilles / Le chantier – Nogent Le Rotrou
Ville de Rennes – Département Ille e Vilaine – Rennes Métropole