Si può riassumere Les Justes scrivendo che è un gruppo di socialisti rivoluzionari che preparano un attentato nel febbraio 1905 a Mosca con l'idea di assassinare il tiranno. Si può anche raccontare la storia di un gruppo di giovani che scelgono la rivolta per dare una possibilità alla vita. È questa versione che Jean-Baptiste Delcourt difende nella sua messa in scena dell'opera di Albert Camus ripresa questa stagione, dopo il successo incontrato alla creazione dello spettacolo. Dirigendo i suoi attori come se si “dibattessero per la vita”, prosegue la sua esplorazione politica e sensibile di grandi testi esigenti.
La messa in scena ci mette di fronte ai limiti morali dell'azione rivoluzionaria, per quanto giuste siano le cause. Nel momento di gettare la bomba sulla carrozza del Duca, Kaliayev scorge dei bambini nella carrozza. Cosa fare? Il testo di Camus è filosoficamente sospeso a questa scelta, rimandandoci alla domanda della democrazia, del comune, della radicalità del gesto.
Questa tensione tra rivolta e amore, giustizia e radicalità, Jean-Baptiste Delcourt l'esplora con sette giovani attori, per proporre una camera d'eco e di riflessioni alla nostra attualità ultra violenta. Concentrandosi metodicamente sui preparativi dell'attentato e le sue conseguenze, il regista propone di smontare i racconti fantasmatici, per far emergere la nozione di responsabilità di fronte alle nostre scelte, ma anche la possibilità di un rinnovamento.
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