Questa mostra propone un'immersione nell'universo dei taccuini d'artista, riunendo opere storiche e contemporanee. Dal taccuino d'atelier al diario visivo più intimo, questi oggetti svelano uno spazio di creazione in cui si incrociano schizzi, appunti, frammenti di testi, collage e immagini raccolte.
Al di là della loro funzione preparatoria, i taccuini appaiono qui come veri e propri spazi di narrazione di sé. Che siano antichi o contemporanei, mostrano il modo in cui gli artisti elaborano, pagina dopo pagina, una forma di autonarrazione in cui si mescolano processo creativo, memoria personale e osservazione del mondo. In queste superfici mobili e frammentarie si delineano gesti, ritmi e temporalità propri di ciascuna pratica.
La mostra dedica un'attenzione particolare ai taccuini che rientrano in pratiche autonome. Presso alcuni artisti e artiste, in particolare Marianne Berenhaut, Sarah Kaliski o Steven Baelen, il taccuino non costituisce solo uno strumento preparatorio, ma uno spazio di creazione a pieno titolo, in cui il disegno, la scrittura e l'assemblaggio di immagini prendono forma come opera. Il taccuino diventa allora un territorio artistico singolare, in cui la sperimentazione materiale e il pensiero visivo si sviluppano in una continuità propria.
A questi taccuini provenienti da pratiche consolidate si aggiungeranno taccuini realizzati appositamente per la mostra da artisti provenienti dalle nostre cerchie amicali e professionali. Su taccuini Saint-Martin Bookshop, inviati preventivamente dalla libreria, queste proposte pensate come contributi inediti prolungheranno la riflessione attorno al taccuino come spazio vivo di creazione che fa dialogare diverse generazioni, sensibilità e modalità di lavoro.
Riunendo questi diversi approcci, la mostra mette in luce il taccuino come forma artistica all'incrocio tra l'atelier, l'archivio personale e il diario. Si rivela qui come uno spazio autonomo, propizio a pratiche sperimentali, ibride e profondamente sensibili.