Questo è un concerto Liveurope, un'iniziativa europea che sostiene le sale da concerto nella promozione di talenti musicali emergenti dall'Europa. Cosa succede quando due inquieti cercatori di suoni si trovano tra tradizione ed esperimento? Iztok Koren e Raphael Rogiński fanno di quell'incontro un paesaggio vivente in cui folklore, improvvisazione e immaginazione si fondono l'uno nell'altro. La loro musica parte da un profondo rispetto per antichi suoni, ma rifiuta di farsi fissare su una tradizione. Il risultato: una polifonia costantemente trasformatrice, ricca di texture, sfumature e tensione. Con un arsenale di tecniche di gioco non convenzionali e un fascino per sistemi di accordatura alternativi costruiscono un universo che allo stesso tempo arcaico e futuristico si sente. Il loro gioco d'insieme è organico e intuitivo, come una conversazione senza parole. Loro stessi lo descrivono come un “Byzantine-steppe tale”, un racconto contemporaneo che affonda le radici nel folklore, ma guarda risolutamente avanti. Dal vivo quel mondo si dispiega come un viaggio ipnotizzante lungo luoghi sconosciuti, un ornamento sonoro in cui culture, idee e voci si incontrano in una lingua transfrontaliera. Insieme Koren e Rogiński trovano un suono condiviso che sfrega, collega e continua a risuonare, molto tempo dopo che l'ultima nota è svanita. Iztok Koren De Sloveense polistrumentista Iztok Koren si muove già da anni fuori dai sentieri battuti. Dalla giocosa post-rock di ŠKM banda al crudo noisecoreduo Hexenbrutal e al premiato a livello internazionale freakfolktrio Širom: ogni volta cerca i bordi. Inoltre ha sviluppato una pratica solista silenziosa e compone per teatro, danza e film. Con un impressionante ventaglio di strumenti, da banjo e balafon a morin khuur e sintetizzatore, crea soundscapes che sono sia intimi che avventurosi. Raphael Rogiński Raphael Rogiński è chitarrista, compositore, instancabile ricercatore e vale come figura chiave all'interno della scena sperimentale e improv contemporanea. Con radici nel jazz e nella musica classica e un profondo fascino per l'etnomusicologia esplora suoni tra l'altro di tradizioni turche, curde e armene. Il suo lavoro bilancia costantemente tra consapevolezza storica e radicale rinnovamento, con progetti che raggiungono da stravaganti reinterpretazioni di Bach e Purcell a collaborazioni con musicisti Rom e artisti d'avanguardia. Già fin da giovane Rogiński era guidato da un'intensa spinta artistica, inizialmente come aspirante scultore, finché la chitarra incrociò il suo cammino. Il suo gioco precoce era crudo e impetuoso, ma si è evoluto verso uno stile che oggi allo stesso tempo aggraziato, purificato e meditativo suona, con sottili echi di American primitivism. Con una tecnica di fingerpicking unica crea un suono stratificato che fa sospettare che più chitarre suonino contemporaneamente. Il suo status di culto ha ricevuto un impulso extra con la ristampa di Plays John Coltrane and Langston Hughes (2015), da Pitchfork etichettato come il suo capolavoro. In esso ricrea il repertorio di Coltrane in modo radicale: il riconoscimento lascia il posto all'immaginazione e la distanza dall'originale diventa proprio la forza delle sue interpretazioni. Il lavoro di Rogiński non è una ricostruzione, ma una reinvenzione. Una continua ricerca di nuove forme oltre il conosciuto.