Sono passati otto anni dalla messa in onda della leggendaria situation comedy LA SITCOM, creata e interpretata da un collettivo teatrale sull'orlo del tracollo finanziario. Senza budget, solo un vero gruppo di amici riunito in un vero bar caffè. Una serie TV che era così autentica e radicale, così esilarante e inquietante, così profondamente umana e tragica da diventare rapidamente di culto. Ma con grande stupore dei fan sempre più numerosi, la conclusione della serie è rimasta irrisolta. La vita aveva implacabilmente superato la finzione. Otto anni dopo, le situation comedy sono retro, è un genere che risale a un'epoca in cui eravamo ancora più vicini al ridere che al piangere. Ma poiché la nostalgia è diventata redditizia, i produttori riuniscono nuovamente lo stesso gruppo di attori. Come hanno vissuto da allora? Sono ancora capaci di continuare insieme? LA SITCOM è una commedia tragicomica schizofrenica in cui attori che vivono un'esistenza tragica devono recitare quella stessa esistenza, ma su un tono scherzoso. Parallelamente viene seguita anche la creazione della sitcom, comprese le storie d'amore, le rotture, la diffidenza, i tentativi di avvicinamento circospetti, il tradimento e la speranza – incrollabile – che tutto finisca per aggiustarsi. Sempre quella speranza di un lieto fine. DE SITCOM nella stampa «DE HOE si mostra ancora una volta magistralmente divertente nella sua autoironia. Bisogna pur farlo, travestire un trattato filosofico sulla volgarità e l'umorismo in una commedia perfettamente accessibile, degna di un Anton Tchekhov contemporaneo. Opening Night, il primo spettacolo in grande stile di DE HOE, era già delizioso, ma questo sequel è ancora superiore: tanto sottile quanto sfacciato, tanto spirituale quanto triste.» - Wouter Hillaert in De Standaard ★★★★★ «In un caos organizzato, il cast ispirato naviga con molto umorismo e autoironia tra televisione e teatro, inanità e profondità, commedia e dramma, realtà e finzione, giovinezza e maturità. (...) Scene che sembrano informali, ma sono giudiziosamente costruite, rivelano una società che si perde in futilità. Il risultato è uno spettacolo arricchente che invita a ridere di cuore, ma di cui non si può neanche smettere di parlare.» - Guy Van Vliet in Het Nieuwsblad ★★★★ «Anche (o forse proprio) quando DE HOE dedica uno spettacolo intero alla superficialità, la compagnia eleva la complessità al rango di arte assoluta. Non è mai solo un trucco, mai solo intrattenimento; si viene spiazzati con eleganza e con grande ingegneria tecnica, perché, si finisce per capire, è l'unico modo per raggiungere l'obiettivo esistenziale di DE HOE: comprendere la propria epoca senza soccombervi.» - Floris Baeke in Etcetera